La storia dell'edificio che ospita il Liceo classico Tito Livio è di particolare interesse: l'ex Convento di Santo Stefano, infatti, conserva tra le proprie mura una tradizione ed uno spirito unici. Le origini dell’attuale Liceo Tito Livio risalgono all’età napoleonica, al Liceo dipartimentale del Brenta, istituito con decreto vicereale il 29 gennaio 1811. L’attività didattica iniziò il 1° dicembre 1812. A seguito della riforma ginnasiale austriaca, entrata il vigore con l’anno scolastico 1818-19, il ginnasio comunale divenne erariale (statale) e prese il nome di S. Stefano, in considerazione della nuova sede, più centrale, a cui era destinato: l’ex convento di suore benedettine a S. Stefano, dove ancora si trova.

Epoca Romana e Preromana

Padova fu un centro fiorente e attivo fin dal IV secolo a.C. grazie anche alla sua nuova forma urbanistica.

I primi reperti ritrovati nell'area del nostro liceo fanno pensare a capanne rettangolari su quattro pali infissi sul terreno; si suppone che si trattasse o di una zona di necropoli o di un luogo di culto. Inoltre sono stati ritrovati frammenti di tazze, coppe, bracieri, e parte di offerte votive, legate al culto del focolare domestico. Le opere di Virgilio, Tito Livio, Strabone e Tacito ci forniscono notizie valide sulla città: i rapporti con Roma si intensificarono tra il III e il II secolo ed in seguito divenne Municipium e ottenne lo Ius Romanum nel 49 a.C

Ebbe uno sviluppo economico e demografico e ampliò le strutture urbanistiche. Originariamente la città era situata sull'ansa del Medoacus, in seguito coinciderà con l'asse del cardo e del decumano, le attuali via Roma fino a via San Fermo e via San Francesco fino a via dei Tadi.

Il centro abitato, all'interno dell'ansa, era costituito da edifici di legno, ma ne furono costruiti ex novo. Dai reperti ritrovati è certo inoltre che sulle rive del Medoacus era sorto un importante centro commerciale.

Ponte San Lorenzo copriva tutta l'ampiezza dell'alveo fluviale nell'area dell'odierna Riviera Ponti Romani. L'area vicino al ponte di san Lorenzo, dove in seguito sorgerà il convento di Santo Stefano, doveva avere in età romana una funzione connessa all'attività portuale. A seguito di scavi vennero ritrovate moltissime anfore, due delle quali sono conservate all' ingresso della Biblioteca del liceo .

Medioevo

Il complesso di Santo Stefano consta della chiesa e del monastero.

La chiesa di Santo Stefano e quella di San Lorenzo sono più antiche del monastero a ridosso del quale sono state erette, forse su fondazione paleocristiane. Nel 1034 San Lorenzo da chiesa venne trasformata in cappella e nel '300, in seguito a lavori di restauro, fu consacrata e officiata da due sacerdoti. Della chiesa di Santo Stefano le prime notizie certe si hanno nel 1034; dopo modifiche e ampliamenti divenne chiesa parrocchiale dal 1806 al 1809. Fu poi incorporata nel Ginnasio Santo Stefano e infine demolita nel 1872.

L'antico convento di Santo Stefano sorse nel 1206, ma moltissimi sono i documenti e quindi è difficile datare con precisione la fondazione del monastero. Posto nell'area sud orientale di Padova,al di là della cerchia di mura medievali, vi si accedeva passando per la Porta Santo Stefano e l'antico Ponte Romano di San Lorenzo. In quanto monastero di fondazione vescovile, il convento mantenne costanti e continui rapporti con la Curia, prese anche parte alle vicende politiche della città.

Le potenti famiglie patavine avevano una certa influenza sul monastero e concedevano cospicue donazioni assicurandosi un continuo controllo sul monastero. Un'altra fonte di introiti era costituita dalle offerte dei fedeli e dalle quote delle sepolture, concesse grazie al possesso di alcune cappelle. Questo sistema entrò in crisi tra il XII e il XIII secolo. L'Impero si inseriva nelle questioni civiche, favorendo signori laici che esercitavano un controllo molto stretto sulle istituzioni ecclesiastiche.

Gli scontri tra fazioni avverse avvenivano spesso sui luoghi di pertinenza del monastero di Santo Stefano.

Cinquecento e Seicento

Nella seconda metà del '500 iniziarono opere di ristrutturazione radicale del convento per volontà prima, nel 1553, della badessa Leonarda Alberti da Verona, poi, fino al 1597, sotto la guida della badessa Vitaliana Ferrarola. 

Più tardi nel 1662, in altri lavori di restauro, fu commissionato l'abbellimento della cappella di Santo Stefano. Fu restaurato l'altare maggiore su cui fu posta "L'Adorazione dei magi" di Pietro Damini, venne rifatto il pavimento con marmi finissimi, aggiunti banchi e balaustre di noce intagliato e scale. Il convento fu arricchito, un anno più tardi, di altre tele di Damini, dipinti di Pellizzari e di Bissoni e una scultura del genovese Parodi; inoltre fu posto un lavatoio in marmo e un altare per le reliquie, tra cui una pietra della lapidazione di Santo Stefano, la testa di Santa Libera e un piede di San Paterniano. Dopo altri restauri, verso la metà del XVII secolo, il monastero di Santo Stefano era diventato uno dei più ricchi della città, anche per le ricche doti che portavano con sé, nell'intraprendere la vita monacale ed era visto "non come un monastero, ma come un bordello pubblico". 

La fama era nata anche in conseguenza delle cerimonie di accoglienza che si organizzavano per le novizie; era invitata tutta la nobiltà patavina , le donne usavano sfoggiare ampie scollature e venivano serviti rinfreschi durante i quali si ballava. Contro questa mollezza di costumi divennero sempre più frequenti i richiami vescovili all'applicazione della bolla "Decori" di Pio V: il rigore era spesso subordinato alla considerazione che le novizie erano giovanissime ed erano entrate in convento contro la loro volontà. Ancora nel 1740 un decreto vescovile tentò di porre un freno all'eccessiva mondanità delle feste, ma senza effettivi risultati.


A causa della guerra aveva dovuto lasciare la sua città e insieme alla sua famiglia aveva trovato rifugio a Padova, a casa di una zia.

L'Ottocento

Le origini dell’attuale liceo Tito Livio risalgono all’età napoleonica, al Liceo dipartimentale del Brenta, istituito con decreto vicereale il 29 gennaio 1811; ma l’attività didattica iniziò solo il 1° dicembre 1812. Aveva sede presso l’ex convento di S. Giustina, in Prato della Valle, ed era annesso ad un collegio-convitto privato. Il Liceo dipartimentale del Brenta fu chiuso nel settembre 1815, quando il nuovo governo austriaco del Lombardo-Veneto decise di riassegnare all’Università di Padova il biennio filosofico propedeutico all’iscrizione, equivalente al liceo, che era stato soppresso nel 1808. Al posto del liceo fu aperto un ginnasio comunale, sempre annesso al collegio privato di S. Giustina. A seguito della riforma ginnasiale austriaca, entrata il vigore con l’anno scolastico 1818-19, il ginnasio comunale divenne erariale (statale) e prese il nome di S. Stefano, in considerazione della nuova sede, più centrale, a cui era destinato: l’ex convento di suore benedettine a S. Stefano, dove ancora si trova. Le lezioni secondo il nuovo ordinamento cominciarono il 1° febbraio 1819, ma il trasferimento nella nuova sede avvenne solo nel novembre successivo, all’inizio del nuovo anno scolastico. Quando il collegio privato (da sempre abbinato al ginnasio) fu chiuso nel 1822, i locali rimasti liberi furono occupati dagli uffici della Prefettura (allora Delegazione provinciale), dando inizio ad una coabitazione che dura tuttora. Il ginnasio erariale di S. Stefano non aveva il biennio liceale, ancora incorporato nell’università. Lo riebbe solo dopo la riforma scolastica austriaca del 1850, che aboliva il corso propedeutico universitario, retrocedendolo definitivamente al ginnasio superiore.  La scuola, accresciuta di due anni che portavano ad otto il corso completo di studi,  si chiamò allora Imperial Regio Ginnasio Liceale di Padova.

Dopo l’annessione del Veneto all’Italia, le scuole pubbliche furono intitolate al nome di illustri italiani. Il liceo padovano chiese, nel gennaio 1867, di chiamarsi Tito Livio, in onore del grande storico latino (Padova, 59 a.C. - 17 d.C.). Ma il ministro dell’istruzione, Domenico Berti, negò il permesso, richiamando la disposizione  ministeriale di adottare nomi di personalità che “prepararono e fecero la presente Italia”: troppo remoto quindi, e di un’altra civiltà, Tito Livio. Al liceo fu dunque imposto il nome dello storico padovano Enrico Caterino Davila (1576-1631). Solo dal marzo  1872 la scuola fu autorizzata ad assumere il nome definitivo di Tito Livio.

 (da  Mariarosa Davi, I duecento anni del liceo Tito Livio, in “Padova e il suo territorio”, a. XXVII,  n.160, dicembre 2012, pp. 25-29)

 Poiché numerosi ordini religiosi vennero soppressi con le leggi napoleoniche, il 13 agosto 1808 la parrocchia di S. Lorenzo venne chiusa e inglobata in quella di S. Stefano. La chiesa di S. Stefano restò sempre legata all' annesso convento delle monache benedettine. A causa di un decreto del 1810 il convento fu liberato dalle religiose e si decise di concentrare a S. Stefano gli uffici giudiziari. Per un decreto imperiale del 1816 l'ospedale militare fu trasferito a S. Giustina e il convitto a S. Stefano. L'ingegner Boni giudicò la struttura di S. Stefano troppo piccola per essere adibita a Ginnasio, convitto, biblioteca, alloggio del bibliotecario, sezione dell' istituto di Scienze, Lettere ed Arti. Furono fatte spese per il restauro, per le macchine idrauliche e tra gennaio e febbraio del 1818 venne terminata la stesura del capitolato d' appalto per i lavori di riduzione del monastero a Ginnasio. Il 15 settembre 1822 venne chiuso il convitto privato diretto dall' abate Marconcini per " pratiche immorali" mentre continuò ad essere attivo il Ginnasio erariale. Il 24 marzo 1820 si approvò il riutilizzo dell' edificio come luogo di culto, ma il restauro era fermo cosicché nel 1834 l' abate Bernardi fu costretto a rinnovare la richiesta della sua attivazione. Il 18 luglio vi si riprese la celebrazione della messa per professori ed alunni. Nel 1866,con l'annessione del Veneto all' Italia, cessò la celebrazione giornaliera del rito e la chiesa fu lasciata libera. Tutto il complesso che ospitava il Ginnasio oltre ad altre funzioni, fu soggetto a vari lavori di riadattamento. 

L' intervento più significativo fu la casa del Prefetto governativo, edificio posto a nord-ovest tra il chiostro minore e il giardino del complesso. Il 30 maggio 1872 la Provincia acquistò l'ex monastero di S. Stefano e il Liceo fu chiamato Tito Livio. Il 27 novembre 1873 si progettò la riduzione dello stabile ai suoi diversi usi.

 

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha studiato a Padova e precisamente al Liceo Classico Tito Livio nell’anno 1941 – 1942, proveniente dal Liceo Umberto I di Napoli.


Arrivò ad anno scolastico già iniziato e in quell’anno conseguì brillantemente la maturità classica, ma soprattutto, com’egli ricorda nel suo bel libro autobiografico, venne a contatto con importanti personaggi della cultura e dell’antifascismo e fu in questa situazione che nacque in lui l’idea di poter coltivare la passione politica, come poi, dopo aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza, fece.

Il contatto fu rinnovato quando, in occasione del suo ottantesimo compleanno nel giugno del 2005, il sindaco Zanonato ebbe il gentile pensiero di accompagnare gli auguri con qualcosa che gli ricordasse significativamente proprio quell’anno trascorso al Tito Livio.

Trovammo negli archivi del Liceo il fascicolo di Giorgio Napolitano che conservava le sue pagelle, peraltro molto belle, riferite agli anni frequentati a Napoli, e che, a causa del trasferimento, si trovavano al Liceo Tito Livio. Fu quello il dono che il sindaco Zanonato gli fece pervenire assieme agli auguri della cittadinanza e della sua vecchia scuola, con la quale ripresero i rapporti.

Pochi anni dopo Giorgio Napolitano, allora Senatore a vita della Repubblica, venne con la sig.ra Clio in visita a Padova e fu ospite del Liceo Tito Livio dove incontrò gli studenti. Fu un momento molto bello e intenso. Il Presidente appariva, in modo sobrio e discreto, un po’ emozionato di ritrovarsi nei luoghi della sua giovinezza e l’incontro con gli studenti fu particolarmente significativo. Parlò con grande autorevolezza ma al tempo stesso in modo normale e semplice della sua vita, delle sue scelte, del valore della libertà e del dialogo, e rispose alle numerose domande degli studenti con attenzione al senso profondo di ciò che gli studenti chiedevano.

Quando fu eletto Presidente della Repubblica, gli facemmo arrivare le congratulazione del Tito Livio e una rappresentanza del Liceo fu presente a Roma nell’aula di Montecitorio tra il pubblico ad applaudire la sua elezione e il suo intenso discorso.

Il 25 aprile 2008 il Presidente ha conferito la medaglia d’oro al valor civile a Mario Todesco, giovane professore di lettere al Liceo Tito Livio, morto per mano dei fascisti perché aveva scelto di opporsi al regime, e il Presidente ha voluto affidare la medaglia al Liceo Tito Livio.

Non può sfuggire il profondo significato insito in questo gesto e cioè di affidare i valori di quella medaglia alla scuola che rappresenta luogo di promozione dei valori del confronto democratico e del rispetto di tutti, e costituisce un presidio contro violazioni dei principi di libertà e democrazia.

Il 5 novembre 2008 Giorgio Napolitano è tornato a Padova per celebrare in modo solenne la fine della I guerra mondiale e ha voluto trovare un momento per ritornare al Tito Livio e incontrare ancora una volta gli studenti.